lunedì 28 febbraio 2011

Traccia incontro 2011


Anche in questo 2011 intendiamo proseguire il nostro viaggio alla ricerca di uno stile di vita in linea con la nostra vocazione a vivere una spiritualità monastica seppur immersi nel mondo. Per quest'anno abbiamo scelto di incontrarci all'Eremo della Fornace nei giorni dal 5 al 9 luglio e come tema abbiamo pensato al rapporto che abbiamo col cibo, col nostro pane quotidiano.
Padre Barsotti, sulla scorta del card. Danielou, era solito richiamarsi ad una triplice Rivelazione di Dio: quella cosmica, quella profetica e quella cristiana, dove l'ultima non ha abolito le precedenti, ma le ha portate a compimento rivelandocene il senso.
Ebbene, in tutti i tempi e in tutti i luoghi l'atto del mangiare ha rivestito un carattere sacrale. Quell'atto che oggi è spesso vissuto come mera necessità fisiologica o come nevrotica compensazione psicologica, nella rivelazione cosmica era posto a fondamento della coesione sociale e dell'armonia fra Cielo e terra. Quelli di noi che sono più anziani e che forse hanno vissuto gli stenti della guerra conservano un profondo rispetto per il cibo in quanto simbolo di questo legame. Da bambino non capivo il perché mio padre ribadisse in modo perentorio che “il pane non si butta”: buttavamo di tutto e quello del pane mi sembrava un tabù superstizioso. Oggi, infatti, non siamo più consapevoli della preziosità del cibo poiché questo bisogno è continuamente soddisfatto e con il minimo sforzo. Non solo: i ritmi della modernità, la fretta, le cattive abitudini ci hanno fatto dimenticare il gusto e l’impegno nel guadagnarselo e, soprattutto, nel condividerlo. Per molti di noi anche il “mangiare insieme” è diventato l'eccezione, e così sono sempre meno le occasioni che ci consentono di sentire la vicinanza degli altri, offrendoci l’opportunità di stringere amicizie o rinsaldare vincoli comunitari. Non ci dimentichiamo che il cibo è cultura e identità: osservando ciò che mangiamo possiamo capire molto di noi e della società in cui viviamo. I cibi sono diventati sempre più artificiali nei sapori, negli odori e nell'aspetto, non ci rimandano più ai doni della terra e non ci comunicano più l'affetto di chi li preparava secondo gesti quasi rituali tramandati di generazione in generazione. Allo stesso modo anche le nostre vite diventano più artificiali e i legami che ci connettevano al nostro passato sono visti come inutili fardelli: viviamo senza accorgercene una sorta di adolescenza patologica.
Ne “la mia giornata con Cristo”, invece, padre Barsotti ci ricorda come ogni nostro atto si possa e si debba richiamare alla vita sacramentale, alla vita di Dio. E' questo il significato autentico della tradizione: tramandare il senso autentico della realtà. E dopo la rivelazione cosmica abbiamo quella profetica, quel “non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” per primo espresso dal Deuteronomio che ci riporta ad un simbolismo ancora più profondo: il nutrirsi dell'anima oltre che del corpo.
E, in ultimo, tutto convoglia alla rivelazione del Cristo, che riunisce tutti i significati del pasto sacro in una nuova luce: non è un caso che il primo e l'ultimo atto della vita pubblica di Gesù (le nozze di Cana e l'Ultima Cena) siano proprio dei conviti.
Il “pane quotidiano”, la richiesta più basilare dell'uomo di sempre, ci rivela quindi nuovi e sempre più profondi significati: “il pane che l’anima chiede è il Corpo di Cristo, è Gesù medesimo, il Pane vivo disceso dal cielo. Ed è certo questo alimento che, unico, può veramente saziare l’anima cristiana”. Averlo sempre presente, badando sempre tenere unita la nostra vita naturale a quella soprannaturale.

lunedì 21 giugno 2010

Si vis pacem



Molti di voi, leggendo la frase “si vis pacem”, l'avranno mentalmente completata con “para bellum”: è l'antico motto romano “se vuoi la pace, prepara la guerra”. Come a dire: la pace è una cosa buona e auspicabile, ma per raggiungerla è necessario prepararsi a combattere.
E' un motto che rivela la profondità del genio latino, del suo pragmatismo virile. Ma come esiste un approccio alla realtà 'virile', ne esiste anche uno 'muliebre'. A questo proposito, circa quaranta anni fa, padre Barsotti diceva: “Giovanni Battista e la Vergine. Un tipo di santità maschile, un tipo di santità femminile. Ci possono essere degli uomini di tipo di santità femminile e donne di santità maschile. Ma comunque ci sono questi due tipi di santità cristiana. Nell'uno la santità è legata all'uomo perché l'uomo è fattore di storia, è colui che ha una missione, una responsabilità nei riguardi degli uomini. Nell'altra è invece una santità che è in rapporto con la creazione, con la psicologia, con la biologia”.
Noi dobbiamo considerare entrambi questi approcci, senza essere unilaterali.
Ecco che, allora, il successore di Pietro ci indica anche una via 'femminile' alla pace: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, titola il messaggio della 43° Giornata Mondiale della Pace. Qui, il Santo Padre ha ampiamente ripreso il tema del rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale espresso anche nell'Enciclica Caritas in veritate, ribadendo che «ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale»1.
Ma in che direzione muoversi?
«La crisi ecologica», afferma Benedetto XVI, «offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani2. [...] Appare sempre più chiaramente che il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita “nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”3».
Come abbiamo sempre sostenuto nel corso dei nostri incontri alla Fornace, dobbiamo prendere atto che «il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale4 [...e che] la ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato».
È nel solco del magistero di Benedetto XVI e del nostro Padre Fondatore che vogliamo trascorrere la nostra settimana alla Fornace, dal 5 al 10 agosto. Chi fosse interessato può iscriversi avvisando il curatore del blog.
«Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.»


1Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 37.
2Cfr. San Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 49, 5.
3Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 36.
4Cfr. Lett. enc. Caritas in veritate, 15.51.

giovedì 14 gennaio 2010

pensieri extra vaganti

Qual è il rapporto della città con l'uomo?
La città non ti conosce più e tu non la conosci.
Quanto più è grande, tanto più sei un ospite, uno straniero, tanto più povera e vuota diviene la tua vita.
E forse per questo che l'uomo ama vivere nella città? per fuggire se stesso?
Per perdersi?

Il mondo ci spersonalizza
Gli uomini oggi sono fatti in serie, le personalità
diminuiscono giorno per giorno, tutti diveniamo
come i polli di allevamento: allevamento nelle
fabbriche, allevamento in questi casoni. Basta
entrare in queste città come Palermo o Milano o
tante altre: questi grandi fabbricati dove stanno
centinaia di famiglie! Siamo animali
d’allevamento, non c’è nulla da fare, perché il
fatto di vivere in un ambiente simile pian piano ci
fa uguali tutti. Tutti leggono il medesimo giornale,
tutti vanno con il medesimo autobus, tutti fanno
le stesse cose tutti i giorni, hanno gli stessi gusti,
mangiano le stesse cose. Sapete come si fa in
America? Si va alla tavola calda, così in piedi, e si
prende tutti la medesima cosa. È spaventoso!
Guardate che la decadenza della cucina è anche la
decadenza dell’umanità. È una cosa importante
anche questa, perché tutto quello che implica la
salvezza dell’uomo implica la distinzione
personale. Come sarebbe bello vedere camminare
quello con i pattini, quello con i trampoli.. E invece
non si vedono mica camminare così! Ci sono le
macchine e basta.
Il mondo ci salva facendoci animali, perché la
salvezza a cui ci portano i partiti implica di per sé il
livellamento delle coscienze, il livellamento
dell’intelligenza, il livellamento della vita
economica: tutti si deve star bene. E se io voglio
star male? Ma guarda un po’, non mi lasciano
nemmeno la libertà di star male! Ci danno giorno
per giorno da mangiare come ai polli. Se si va
avanti di questo passo si finisce così. Praticamente
tutta l’economia degli stati, tende a liberarci da
ogni proprietà personale perché poi tutti
diventiamo gli stipendiati del governo, il quale
penserà tutti i giorni a farci mangiare una bistecca,
a darci due o tre contorni, il dolce e la frutta. Oh,
ma sentite un po’, a me mi piace ogni tanto fare
anche il digiuno! Ma che storie son queste di
ricattare gli uomini? L’uomo deve essere salvato
per quello che è, non livellarlo per poterlo salvare.
Ed è Cristo soltanto, ed è Dio soltanto che ci salva.
Donarci a Lui non vuol dire perdere noi stessi, i
nostri connotati: Egli ci conosce per nome, dice il
Vangelo.

Divo Barsotti

venerdì 11 settembre 2009

Vivere nella Sua Volontà

Ricevo da Danilo questo suo scritto sul progetto che sta prendendo vita a Tagliavia

Dopo questo tempo supplementare di quaresima - i giorni top delle feste di Maggio - si ritorna al silenzio e al vento costante e capriccioso, che rinfresca i giorni d’estate e s’infuria d’inverno. Ma è pur sempre Sicilia e avendo preso dimistichezza con la stagione invernale il clima risulta ottimo, tant’è che nella vicina frazione di Ficuzza (del bosco omonimo) i villeggianti da sempre per la qualità salubre dell’aria vengono per risollevarsi un po’ dall’asma o per le difficoltà respiratorie di varia natura.

Siamo al santuario della Madonna del Rosario di Tagliavia ad un’ora da Palermo, qui il silenzio e la vita si sposano. Solo d’estate la trebbia miete dall’alba fino al tramonto, la sento a distanza ogni tanto quando sono sotto vento. Poco sotto il mio balcone, si stendono morbide colline, sembrano grandi dune ora dorate di grano, ora verdeggianti di viti, di filari di olivi, di ciliegi, di fieno e avena per gli armenti e ben 50.000 giovani alberi del costituente bosco della Madonna di Tagliavia!

Questo vento birichino è un vero spasso per la miriade di passeri, rondini, gazze, corvi, rapaci albanelle, e il regnante falco pellegrino. Il suo potente fruscìo fa da sottofondo agli uccelli che senza tempo cantano, in special modo dall’alba e al tramonto. Li vedi volare, li ascolti, ti sbirciano, senti potente la vita che scorre, ti mettono allegria e ti accompagnano tutto il giorno, sono piccoli maestri di vita che vivono il Cristo nella gioia. Ovviamente a terra, furtivi, tra cacciatori e cacciati ci sono gli animali dei campi, si intravedono volpi, conigli, ricci, e le tante simpatiche tartarughe nere. Non mancano, infine, cavalli liberi, mucche, e greggi guidati da bianchi e fidati cani pastore.

E, come se non bastasse, lo scenario più spettacolare è proprio di fronte all’eremo, a pochi passi: l’incanto del laghetto volto al tramonto. È sempre pieno d’acqua e di pesci, è una sorta di silenziosa “base aerea”, un’oasi d’acqua libera, inutilizzata e incontaminata, popolata di uccelli d’acqua, stanziali e migratori, che come aerei atterrano, ripartono, nidificano, si azzuffano nell’acqua e pescano. Ci sono anche trampolieri, addirittura un timido gruppo di dodici cicogne... tutto questo è favoloso!


Insomma: natura, natura, un distillato di energia vitale allo stato... naturale! Qui non possono mancare gli hobbit del luogo, quei pochi contadini del colore della terra bruciata e con le facce di bambini cresciuti, dalle mani di ferro, massicci e mansueti. Pare che il tempo qui non sia mai passato e li abbia forgiati così uguali da migliaia di anni. Ti guardano sì sorridenti ma come se fossi un marziano caduto lì sulla terra, allegramente ti trinciano la mano ad ogni saluto… Ogni tanto stai un po’ con loro e ti fanno teologia senza saperla e t’incanti e ti stupisci.

Questo giardino di Dio per i “passanti” viene definito un posto solitario, abbandonato, lontano dalle città. Di certo è un luogo essenziale (poche le “distrazioni”) ma, fatalmente, chi si vuol fermare qualche ora, s’incanta. È Dio che risponde con la pacifica maestà della sua creazione alla sete di chi mai trova pace col proprio mondo.

Attraverso l’iconografia dei segni naturali di questo luogo dell’infinito chiunque entra in un contatto intimo e totale, forse mai cercato prima, è come uno spiraglio di luce alla sua inconscia ricerca di Dio. Sei immerso e al contempo sei di fronte al quadro che tuo Padre dipinge, insieme all’uomo antico e fedele che lo coltiva e lo custodisce alla maniera di Adamo prima della rottura dell’alleanza. Dio, in questo avamposto di paradiso, insieme all’uomo crea ancora la sua essenza vitale, la bellezza, effonde il suo canto per il suo diletto, fuori dal tempo eppure sempre nuovo, semplice e nel contempo divino. Chiunque ne sia alla ricerca, sente il suo fascino, saggia la verità di essere fatto di questa realtà, unica e totale, sei il fine del suo amore, il germoglio filiale della sua teofania permanente. Vedi tua madre e sorella natura. Lui la crea per te e la dispone mirabilmente perché tu ogni giorno possa contemplarlo nel Suo Lavoro e così ne assumi la sua stessa visione amante, a dipingi insieme con Lui.

Come Geremia: “mi hai sedotto Signore e io mi sono lasciato sedurre”.

Nessuno se ne va da qui zitto, senza dover dire una parola di stupore. La domenica dopo la messa del vespro i visitatori ritornano a casa incantati, i locali se ne stanno qui fino a tardi, vispi e festosi insieme agli uccelli che schiamazzano sugli alberi.

Sono già le otto di sera. Il tramonto sta cominciando, è lo spettacolo supremo, come di una prima teatrale, il visitatore guarda l’orologio, è tardi, è andato fuori dall’orario di libera uscita, deve rientrare - col magone - in città. Promettono di ritornare prima possibile e di starci anche di più ma quasi mai ritornano, forse dispersi nei tunnel dell’industria del caos, la città, o forse questo mondo non gli appartiene più e allora è come andare allo zoo, solo che ti accorgi che ora in gabbia ci sono loro.

Com’è possibile, Dio crea tutto ciò per il nostro bene e non lo vediamo più, desideriamo altro. Siamo cambiati? Chi siamo? Qual è il nostro mondo, quello creato da Dio con nostra sorella natura o quello che creiamo noi nella città, in nome di chi? Dio pazientemente lo cura aspettando sempre qualche figliol prodigo. Credo che oggi, oltre alla conversione spirituale, ci debba essere anche una conversione verso il nostro stato naturale, l’ecosistema in cui siamo stati concepiti. Non possiamo riconoscerci in una natura sfigurata da sviluppi di modelli non umani e non cristiani, altrimenti facciamo solo conversioni monche e questo non basta. Noi oggi facciamo un meraviglioso cammino spirituale, ma sul piano materiale alimentiamo di fatto l’esistenza schiava e suicida del mondo. Il nostro spazio vitale creato da Dio non è la città che è sempre più un inferno.

È il tramonto. In barba ai vari pro e contro esistenziali e teologici qui è sempre un’immensa orchestra, colori e suoni incantevoli per ogni stagione e, come vecchi amici di sempre, al vespro ti incontri con Dio Padre nel suo “vecchio” giardino come Adamo ed Eva.

Finita l’attività quotidiana faccio i vespri, che in estate recito mezz’ora prima che il sole sparisca perché dopo, nella luce del tramonto, nel silenzio raccolto, c’è Dio che prega… e qui diventa indicibile e riduttivo esporvi davvero cosa si prova ogni sera, ne rimango sempre stupito. Tu lo contempli, lo adori, e ti perdi in questa dilatazione in tutte le cose create, perché anche Dio ha desiderio di te e si adatta a te, si offre alle tue emozioni. E così la tua natura, nella Sua Paterna, è Una, si sublima.

Melodia senza parole, è una liturgia cosmica d’amore, un matrimonio in cui Dio a te svela la tua infinita bellezza sposandoti con la pura bellezza del suo creato. Parole enfatiche? No, è la realtà. È la “visio dei” che in te trova luogo, si fa grembo beato del tuo Signore.

È ovvio pensare allora che il giovane pastorello Davide vedendo il suo Divin Padre dipingere il creato, Lo contempli e partecipi lodando e cantando beato, come può fare solo un’anima figlia, che proprio nell’amore creatore del Padre è libera, e tutta si dona a lodare Dio in tutto il creato, è il suo unico infinito desiderio e che ripete in noi: il Signore è il mio pastore non manco di nulla, in pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce... Davide cantava leggendo lo spartito divino della natura che l’uomo ascoltava già prima che la Parola si rivelasse in Cristo Gesù. Il vero Dio si rivela nella Parola, in Gesù Cristo, ma si rivela prima ancora nel creato con un linguaggio universale che tutti gli esseri viventi possono ascoltare e condividere. E' un linguaggio trascendente a tutte le creature e si rivela a ciascuno secondo la propria capacità e identità ma che ha sempre un’anima comune sorgente che unifica tutte le creature e le raduna tutte in una sola voce: un solo Dio, il Dio Uno e Trino. Perciò, anche il non credente, o l’indifferente, senza saperlo qui loda Dio ed io come Maria “serbo nel cuore”, nel segreto esulto di gioia, allora mi adeguo e condivido col suo parlare l’Unica gioia di Dio, il sentirci uniti, donando Dio al di là dei linguaggi. Il linguaggio della natura è allora il primo linguaggio che ci accorda alla generante melodia dello Spirito del Padre e porta ad aprirci in ciò che siamo: persone. Noi viviamo per essere persone, cioè per incontrarci, per fondarci, per rinnovarci, per espanderci nel Cristo sempre giovane, reciproci amanti dei tesori dell’altro, senza le divisioni dalle logiche dell’io, sentirsi l’uno nell’altro chiunque sia col linguaggio umile della Tota Pulcra.

Il vento è fresco anche oggi che è Luglio inoltrato. Francesco torna a casa coi suoi aiutanti stagionali, è il contadino che lavora per mantenere l’enorme podere del santuario, frutto antico di vari lasciti ai monaci che lo affidavano a chi era senza lavoro: 157 ettari!

Solo ora capisco cos’è questo santuario e che forse vale per tutti i santuari, è sì un segno voluto da Dio, il luogo che Dio sceglie per comunicarsi attraverso segni straordinari. Padre Barsotti ne parla nella TEOLOGIA DEI SANTUARI E DEI PELLEGRINI” (Relazione allegata all’Adunanza di Firenze del 5 marzo 1972), ma quello di cui non posso tacerne la gioia, è il segno di fondo oltre i segni miracolosi propri dei santuari: è che Lui con tutta la sua natura sembra che preghi per te, in te che sei lì. Non riguarda solo qualche giorno, qualche momento ispirato, qui ascolti Dio che prega nel linguaggio da Lui creato per te, la natura tutta, universale, visibile e invisibile; con esso sana e colma la tua essenza umana unificandola fino alla pienezza del creato, che tu ti dica ateo o religioso, sei così.

Dio crea la bellezza e tu stai lì, sedotto dalla stessa melodia davidica di quegli strumenti che a Lui s’intonano e in Lui si rinnovano e ne vivono la stessa essenza dinamica, spettacolare certamente, ma più ancora immensa, profonda, semplice. Lì sei puro ascolto. Fuso in questa dinamica a volte non sai più dove finisci tu e dove comincia Lui, sei Uno nel Figlio, e nel Figlio sei il Padre e in essi sei tutto, chiunque tu sia, così come sei anche se non lo sai... (che capogiro di parole!). Vi può sembrare una stupidaggine, ma hai la sensazione che Dio sia qui finalmente libero di donarti il fior fiore di sé per i tuoi sensi intorpiditi, indolenziti, o sclerotizzati che, per quanto induriti, si distendono e si riunificano a questa semplice paradisiaca tenerezza. E ti senti bellezza nell’Uno, e sei Uno, e puoi dire nell’infinitezza e nella pienezza del Cristo vivo: “io sono”, senza temere facili smentite teologiche. Nell’immenso tu Sei.

Tutto sembra immobile e tutto invece si muove, non c’è nulla di ripetitivo, di simile, di stancante, ogni istante è una commovente icona vivente. Come ex fotografo mi diverto molto, ma credo sia un bella sfida anche per un pittore, quante emozioni da condensare in un quadro!

Chiunque qui guarisce. Non può non ascoltare tutta questa maestà. Mi richiama, la teofania biblica del grande carro di Dio di Ezechiele che avanza irresistibile e ti intona alla sua stessa nota, e senza che tu ti perda in essa acquisti la tua specifica unità in Lui che è e ti dona la tua esistenza piena. Quale sia la tua vita, qui capisci l’essenza della parola “tutto”, “pieno”, “uno”, “infinito”, e te ne senti così parte da esserne tutto sposo o meglio sposa di Cristo. Ora so cos’è un santuario. Qui i sandali non ti servono più, devi toglierli, come Mosè, e come Davide sei sui pascoli erbosi e verdeggianti di Dio. Come nella natura vergine di Maria, Dio Padre ti accoglie nel suo grembo generante, nel seno dell’immacolata concezione di ciò che sei in Cristo.

Senza timore puoi dire “io sono”, sono parte piena ed unica di quest’immensa vita, che tutta si dona in me, anche se fossi l’ultimo scarto della terra.

Spero di avervi fatto capire che, anche qui, si sta bene se il tuo cuore cerca davvero Dio solo.

Sopra l’altare del santuario sotto il quadro seicentesco della Madonna del Rosario c’è scritto “Salus Infirmorum”, e veramente qui mi sento sempre più un infermo al cospetto di Dio e a ciò che siamo per Dio Nostro Padre. Proprio per mezzo di queste stesse infermità, ci rivela il Cristo in noi, l’amore vivo e vero, ovunque e chiunque siamo, perché come in Maria Madre siamo sacramento d’amore. Qui è un’infermeria dello spirito, i guariti diventano infermieri e il dottore è Gesù Cristo, con Maria che accoglie tutti nel suo grembo d’amore.

Per quanto tu sia fatto di città, Dio ancora umilmente si abbassa visibile nella sua natura poderosa e prega colla sua creazione e col suo Lavoro per te, figlio nel Figlio.

Sono passate due ore e al posto del tramonto è spuntato uno spicchio di luna rossa sul ciglio delle colline blu sotto uno splendore di stelle. Non sto sognando sto semplicemente vivendo il sogno di Dio.

In Cristo davvero tutto è compiuto, in Lui noi figli non dobbiamo fare altro che questo: render la Grazia del Cristo vivente coltivando e custodendo il suo paradiso, il mondo visibile e invisibile del suo Spirito.


Scusatemi per questo turbine di pensieri, sensazioni e stupori, toccate e fuga che le mie scarse parole impoveriscono, ma sento giusto lodare il Signore e mi è impossibile contenermi ancora e quindi cercate di non far caso alla mia inadeguatezza letteraria.

E, visto che siamo alla fine, “Pregate Pregate Pregate” come dice la Madonna a Medjugorje per la santità di un linguaggio universale e per il mio cammino sacerdotale. Sono al secondo anno e, come soleva fare Damiano ora sacerdote, vi chiedo di pregare per i miei studi, specie per gli esami, che non perda tempo visto che sono prossimo ai cinquanta anni anagrafici.

Pregate ininterrottamente perché altri possano sentire la chiamata a vivere in questo luogo dell’infinito, un avamposto di Dio dove il Signore ha posto la sua “piccola ancella”, proprio Lei mi ha chiamato qual grande peccatore col suo rosario santo, questo è l’eremo e santuario della Madonna del Rosario di Tagliavia a 12 km da Corleone, Palermo.

Per questo ben di Dio vi ricordo, già nel titolo, che il nostro compianto arcivescovo Cataldo Naro ha desiderato tanto disporlo per la comunità nostra e che col suo successore arcivescovo Salvatore Di Cristina con l’assenso di p. Serafino allora superiore generale, ciò è diventata volontà di Dio con la mia presenza, perché divenisse un segno vivo e permanente della CFD nella Chiesa dove si è tanto prodigato il nostro padre vescovo amato dal Padre.

Nel Feng Shui, un’antica arte cinese ausiliaria dell’architettura, il monastero deve avere delle risorse naturali dall’ambiente, sia morfologiche che abitative. La cultura cinese predilige che ci siano il vento e l’acqua, la cultura occidentale predilige il paesaggio. Entrambe devono essere presenti per l’equilibrio psicofisico dell’uomo. Sussistenza materiale e infinitezza spirituale, due componenti vitali per una permanenza nel tempo di un habitat umano equilibrato.

Un grande abbraccio a tutti e spero d’incontrarvi presto!

Un grande abbraccio anche a quelli che si scordano di pregare per ciò!

vostro Danilo Di Trapani.

daniloditrapani60@yahoo.it

Sal 65, 12 . 24

Coroni l’anno con i tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l’abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto

E le colline si cingono di esultanza.

I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di grano.

Tutto canta e grida di gioia.

martedì 8 settembre 2009

Cantico dei tre giovani nella fornace


Benedictus es, Domine, Deus patrum nostrorum,
et laudabilis et superexaltatus in saecula;
et benedictum nomen gloriae tuae sanctum
et superlaudabile et superexaltatum in saecula.
Benedictus es in templo sanctae gloriae tuae
et superlaudabilis et supergloriosus in saecula.
Benedictus es in throno regni tui
et superlaudabilis et superexaltatus in saecula.
Benedictus es, qui intueris abyssos sedens super cherubim,
et laudabilis et superexaltatus in saecula.
Benedictus es in firmamento caeli
et laudabilis et gloriosus in saecula.
Benedicite, omnia opera Domini, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, caeli, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, angeli Domini, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, aquae omnes, quae super caelos sunt, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicat omnis virtus Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, sol et luna, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, stellae caeli, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, omnis imber et ros, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, omnes venti, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, ignis et aestus, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, frigus et aestus, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, rores et pruina, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, gelu et frigus, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, glacies et nives, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, noctes et dies, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, lux et tenebrae, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, fulgura et nubes, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicat terra Dominum,
laudet et superexaltet eum in saecula.
Benedicite, montes et colles, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, universa germinantia in terra, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, maria et flumina, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, fontes, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, cete et omnia quae moventur in aquis, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, omnes volucres caeli, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, omnes bestiae et pecora, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, filii hominum, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedic, Israel, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, sacerdotes Domini, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, servi Domini, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, spiritus et animae iustorum, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, sancti et humiles corde, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula.
Benedicite, Anania, Azaria, Misael, Domino,
laudate et superexaltate eum in saecula;
quia eruit nos de inferno et salvos fecit de manu mortis
et liberavit nos de medio fornacis ardentis flammae
et de medio ignis eruit nos.
Confitemini Domino, quoniam bonus,
quoniam in saeculum misericordia eius.
Benedicite, omnes, qui timetis Dominum, Deo deorum;
laudate et confitemini ei, quia in saecula misericordia eius.

martedì 1 settembre 2009

Cronaca incontro 2009



Anche quest'anno, nella settimana precedente la festa dell'Assunta, ci siamo incontrati per la quinta volta alla Fornace per riflettere sugli 'stili di vita'.

Il tema scelto è stato quello della vita in comune, in famiglia come nel monastero, che incoraggia al superamento dei propri limiti e sprona ad uno stile di vita che testimonia più fedelmente il Vangelo.

L'incontro ha avuto una grande partecipazione e in diversi hanno accettato di dormire con materassino e sacco a pelo. Ospite dell'incontro è stato Bruno Volpi, un laico che ha portato la testimonianza di come sia possibile anche per delle famiglie vivere delle forme di condivisione più intensa.

Per non rimanere ad un livello solo teorico abbiamo deciso di sperimentare il metodo della condivisione dei vissuti personali, utilizzato nelle comunità di famiglie che fanno capo all'associazione di Bruno Volpi. Fin dal primo giorno ci siamo disposti all'ascolto benevolo, non giudicante, prendendo spunto dai temi attinenti estratti dalle circolari del Padre.

Dapprima abbiamo meditato sul senso dell'amicizia cristiana, poi siamo entrati nel cuore del tema proposto analizzando tre pilastri della vita in comune: l'apertura, l'accoglienza e la condivisione. Ci siamo interrogati sulla nostra personale apertura verso i fratelli, la capacità di accoglierli e di condividere con questi anche i bisogni materiali.

Quello che è emerso con forza e che ci sentiamo di condividere con tutta la Comunità è stata la necessità di essere realmente famiglia, un luogo dove si accoglie e si è accolti, a prescindere dalla simpatia che possiamo provare gli uni verso gli altri.

Il luogo e la mancanza di distrazioni ci ha portato a momenti di profonda condivisione, con le stelle che illuminavano il cielo e le candele che davano un calore nuovo alle preghiere della notte.

E' stata anche l'occasione di conoscere e scambiarci idee su nuove esperienze di vita che riguardano alcuni consacrati, quella nel Santuario di Tagliavia a Monreale (PA) o la comunità di famiglie di Trento, esperienze che possono interessare anche altri consacrati e che potranno dare vita a nuovi stili di vita nella Comunità.

Intanto guardiamo avanti, e per l'incontro dell'anno prossimo attendiamo idee da tutti i consacrati.


Testimonianza di Danilo

L’esperienza della Fornace - non so come - lascia un segno indelebile a chiunque, che si tratti di consacrati della Comunità o di amici. Tant’è che dopo due giorni ci si prenota già per l’anno successivo, è la prassi Fornace. Ormai c’è gente che viene ogni anno e ogni anno vive esperienze uniche nella gioia del Cristo vivo nell’esperienza quotidiana e intima delle prime comunità cristiane.

Il livello di fraternità raggiunta è straordinario, la condivisione a vari livelli è totale e libera, tutti danno il massimo perché hanno voglia di farlo senza formalismi, ma con generosità. Quelli che all’inizio stanno chiusi nella loro idea poi si aprono e danno il meglio di sé. L’amalgama fra i vari rami è tale che non si pone distinzione alcuna, certo si mantengono i ruoli ministeriali, ma che tu sia il sup. gen. p. Benedetto, o l’ultimo arrivato o di passaggio, lì non sei mai ingombrante o fuori posto, sei un membro della famiglia, unico e insostituibile.

Fatte le presentazioni iniziali per conoscerci, il carisma della CFD nello Spirito Santo alza le vele e ci trasporta in questa piccola imprevedibile avventura al di là del tema guida. Ognuno spontaneamente esprime la genuinità personale e aperta di battezzati nel Cristo vivente, cosi come si è, donandosi docilmente come piccole Marie... che bellezza! Alcuni arrivano con grossi freni inibitori ma dopo un po' sembrano cosi liberi da se stessi e belli come solo i figli di Dio lo sono. Anche il pagano di passaggio scopre il Cristo in sé, glielo leggi in faccia, alcuni hanno promesso di volerci tornare per fare tutta la settimana… in questa comunità cristiana? Roba da matti! Quando l’ho sentito detto col cuore, avevo le lacrime che scorrevano dentro di me.

Non stiamo lì a fare catechesi affascinanti, magisteriali, non siamo personaggi di spicco (anzi, tra noi ci sono abbastanza “scassati” dalla vita), siamo la CFD, siamo il Corpo di Cristo, cerchiamo di vivere lì la vita familiare delle prime comunità cristiane, niente di più semplice, niente di più vero.

Semplicità, docilità, allegria, partecipazione, libertà, si miscelano in una favola vera che vien fuori dalle mani sapienti del Nostro Papà Creatore che sta coi suoi figli. Momenti di relax e momenti festosi, meditazioni liberanti e arricchenti, oppure musica e barzellette, con il pane e i cibi del nostro forno a legna. In una settimana facendo la cassa comune abbiamo speso 25 euro a testa, metà dei quali per pagare le spese di viaggio al nostro ospite!

Che dire... non è possibile riportare tutto ciò che avviene, tanto l’anno prossimo sarà un’altra cosa che solo nostro Padre sa, come al solito ci stupirà ancora.

In ultimo posso dire che in questa esperienza ci si convince della “visio dei” che mossero le prime comunità cristiane a unirsi in famiglie generanti vita, generanti il Cristo luce per tutti gli uomini.

Incontriamoci alla prossima, naturalmente!

martedì 25 agosto 2009

Maria e la terra - pensieri di padre Divo Barsotti


Firenze, 5 marzo 1972

[…] [i luoghi scelti dalla Provvidenza divina] in gran parte non sono scelti immediatamente da Dio ma, si direbbe, dalla Vergine. Poi si dirà perché la Vergine e non il Signore. Bernardetta non sapeva nulla: le apparve questa Donna: non è stata mica lei a tirarla giù dal cielo! È la Vergine che ha scelto la grotta di Lourdes, è la Vergine che è discesa sul monte Berico, è la Vergine che è apparsa a Banneux, a Fatima; è la Vergine che ha scelto la grotta delle Tre Fontane a Roma. Ma è anche l'uomo che ha scelto Pompei, è anche l'uomo che con la sua santità ha consacrato in modo particolare Assisi... Sono luoghi santificati dall'uomo, santificati da Dio e dalla libertà dell'uomo che risponde, da Dio che liberamente sceglie di entrare in comunione con te. Ma perché? Perché è soprattutto la Madonna che ha un rapporto con gli uomini, perché la figura fondamentale della Vergine è la terra, la terra vergine. Già in S. Ireneo, già in S. Giustino la prima figura della Madonna è il paradiso terrestre, è la terra rossa con la quale Dio ha plasmato il primo uomo, Adamo. Ella è la terra nuova da cui Dio ha tratto il nuovo Adamo, Gesù.

Allora vi è un rapporto fra la terra e la Madonna. Vi ricordate quello che scrive Dostojeski nel libro "I demoni"? La zoppa esce dalla chiesa e dice a Stavroghin: "Chi è la grande genitrice di Dio, per te?" E da se stessa risponde: "È la terra, l'umida terra, la grande madre terra". Vi è un rapporto. Vi ricordate quello che ho scritto nel libro "La comunione dei santi" a proposito dei due tipi di santità che si ritrovano nel Vangelo? Giovanni Battista e la Vergine. Un tipo di santità maschile, un tipo di santità femminile. Ci possono essere degli uomini di tipo di santità femminile e donne di santità maschile. Ma comunque ci sono questi due tipi di santità cristiana. Nell'uno la santità è legata all'uomo perché l'uomo è fattore di storia, è colui che ha una missione, una responsabilità nei riguardi degli uomini. Nell'altra è invece una santità che è in rapporto con la creazione, con la psicologia, con la biologia.
Se noi dobbiamo parlare di luoghi santi, della terra sacra, noi certamente questa terra sacra non possiamo che vederla in rapporto alla Vergine; ed è difatti la Vergine che sceglie questa terra, perché vi è un rapporto fra Maria e la terra. E questa terra che Ella sceglie ripete in generale i segni privilegiati delle ierofanie delle religioni cosmiche: la grotta, che è il seno dal quale esce la vita: come dal seno esce l'uomo, così dal seno della terra esce la grazia (la grotta di Massabielle, la grotta delle Tre Fontane).
E la Vergine sceglie non solo la grotta: sceglie la montagna, perché la montagna è l'onfalos, luogo dell'incontro di Dio con l'uomo: Monte Berico, Monte Crisida a Trieste, ma anche Monte Nero, ma anche La Salette. E come vi è un rapporto della vita con l'acqua, vi è un rapporto di Maria con le sorgenti: l'acqua di Lourdes, l'acqua di La Salette... C'è sempre un rapporto che implica questo richiamo alla vita. E sì noti: in Maria SS. viene riassunto tutto della religione propria della rivelazione cosmica, e vissuta in rapporto col mistero cristiano. Cosicché noi cristiani non escludiamo quanto di positivo vi era nelle economie religiose che precedono la rivelazione cristiana: la rivelazione cristiana di fatto compie la rivelazione cosmica e quella profetica, perciò nella religione cristiana sono presenti anche quelle rivelazioni. Anche per noi il vivere in comunione con Dio vuol dire vivere in comunione con la terra; e guai a staccarci dalla terra! Se in fondo la santità moderna è una santità più difficile, più artificiosa, una santità più di sforzo, troppo maschile, è perché non ha legame con la terra. Rendiamoci conto che questo culturalismo proprio di questi teologi di dopo il Concilio è rovinoso per la Chiesa. Quanto sono più belle di tutte le grandi storie che fanno questi teologi moderni le candele a S. Rita, questa semplicità, questo legame al simbolo, al segno, al sacramento della terra, al sacramento dell'acqua! Le piscine di Lourdes sono cose che possono sembrare superstizione. No. È la sacramentalità che vi è sentita, vi è intesa, vissuta, perché noi si vive con Dio anche attraverso questa sacramentalità. È la Madonna stessa che ha scelto l'acqua, è la Madonna stessa che ha scelto i monti Pirenei, è la Madonna stessa che ha voluto che noi salissimo a La Salette, è la Madonna stessa che si è fatta presente in mezzo agli uomini, nella grotta, o presso le sorgenti dei fiumi.

I santuari dicono che la nostra vita religiosa non è mai un'evasione dal tempo, non è mai un'evasione dalla creazione. Troppo spesso la vita religiosa dei cristiani - non perché cristiana, ma perché subisce l'influenza di uno spiritualismo che non è cristiano - implica una evasione dal tempo e dallo spazio. Più di quella dei teologi, è proprio la religione del popolo che è la religione di Dio, che ci riporta a vivere la nostra comunione con Dio, nella comunione con la terra. Come non possiamo vivere una comunione con Dio separandoci dagli uomini, così non possiamo vivere una comunione con Dio separandoci dalla terra. Quando nel secolo XVI anche i santi si sono separati dalla terra, la loro spiritualità è divenuta qualcosa di troppo ascetico, di troppo sforzato, come la spiritualità anche dalla Compagnia di Gesù. Pensate la spiritualità monastica come è più naturale! Vivere al ritmo delle stagioni! L'orario, per esempio, della preghiera, secondo S. Benedetto, cambia col cambiare delle stagioni: d'estate viene giorno più presto, bisogna alzarsi più presto; d'inverno invece si può dormire di più. C'è un rapporto costante con la creazione. Ecco perché i luoghi dove l'uomo viveva il suo rapporto con Dio fino al 1500 erano in campagna, non in città.
E noi viviamo anche oggi un bisogno di vita religiosa rientrando in comunione con la terra; […].
La nostra vita cristiana implica questo. Perché? Perché il cristianesimo è sì una economia di realizzazione ultima, di compimento, e il compimento ci porta nel seno del Padre e ci inserisce nel corpo glorioso del Cristo, però viviamo ancora nell'economia sacramentale. Il pretendere di poter sfuggire a questa economia è invece cadere nel nulla, in uno spiritualismo falso. Non si può vivere soltanto nel seno del Padre, pretendendo di poterci vivere senza questo contatto con la realtà, con la terra. Rimane più facile la vita religiosa se essa si svolge in un contatto sereno, vero, con la terra madre, che è il contatto con la Vergine, che è il contatto col Cristo.
[…]