Firenze, 19 ottobre 1958
[…] Ho capito quanto sia importante per l’uomo mantenere un contatto, un legame con la terra – specialmente per l’uomo religioso. La vita religiosa moderna ha perduto la forza, di autenticità, perché ha perduto questo contatto. Da Ignazio in poi i santi hanno abbandonato la terra, non hanno voluto riconoscere un loro legame con essa, e la vita religiosa si è inaridita, si è fatta un esercizio, una tecnica- si è impegnata col mondo, ha creato una efficacia (scusate, non siamo sicuri di questa parola) che esigeva compromessi che ne inquinavano la purezza e ne indebolivano la forza.
Da Ignazio, ho detto – non con Ignazio. Manresa e il Monserrato hanno formato Ignazio, come la campagna castigliana Giovanni e la pietrosa e ventosa Avila, Teresa. Anche oggi il messaggio più ricco ci giunge dal deserto.
Noi dobbiamo mantenere un contatto non solo con gli uomini ma con la natura – dobbiamo ritornare ad essere creature terrestri per divenire figli di Dio. Come Adamo plasmati col fango della terra dalle sue Mani divine. Non possiamo né vogliamo separarci dagli uomini – ma il nostro legame con essi non deve distruggere un nostro legame con la terra. Non dobbiamo essere uomini di città – sradicati, ignari di una nostra solidarietà con la terra. La città ci rende estranei alla natura, artificiali – ci inserisce in un mondo fittizio – ci aliena a noi stessi – ci svuota. La città mangia gli uomini, non li crea,non li alimenta.
L’uomo tende alla città perché cerca gli uomini, sente di dover vivere per loro – ma nella città non trova gli uomini e perde se stesso. Dobbiamo andare nella città ma rimanere nel deserto, abitare nella campagna, vivere in contatto con la natura. Questo contatto ha un valore primordiale per l’uomo. Deve avere un valore primordiale per noi.
Il monaco è colui che vive un suo consenso intimo con le stagioni; col giorni, con la luce e la notte, con la terra, con gli alberi, coi fiumi, con l’immensità dei deserti, coi silenzi delle solitudini, col segreto delle foreste, con la purezza della montagna, con l’austerità dei colli pietrosi e la dolcezza dei declivi erbosi. Non è parte di un mondo ma è colui che a questo mondo dà una sua voce per lodare Dio. Noi dobbiamo esser questo.
Nostalgia del deserto! Solo la fedeltà al deserto rinnova il nostro amore per gli uomini, ci purifica interiormente e ci fa degni e capaci di servire i fratelli. Amiamo la solitudine, cerchiamo il silenzio. Bisogna ritornare alla terra. Quanti di noi sono divenuti come incapaci di un vero ritorno! Eppure la vocazione di Abramo che è tipo di ogni vocazione divina dice chiaramente che Dio chiama a Sé nel distacco dagli uomini e dalle città in un cammino che riporta l’uomo alla terra.
Mi sembra che questo ritorno sia condizione di un vero rinnovamento religioso – mi sembra che il dubbio sulla possibilità di questo ritorno giustifichi il dubbio sulla possibilità di un rinnovamento del mondo. Ma credo che questo ritorno possa esser fatto oggi soltanto da coloro che come Abramo rispondono a un appello di Dio – e vanno cercando una purezza, una semplicità, una bellezza che altrove non potrebbero trovare e rimangono incontaminata ricchezza di una natura che appena è disertata dagli uomini ritorna trasparente alla visione di Dio.
Forse ritornare alla terra vuol dire anche lavorarla come Adamo – vuol dire certo fino da ora sentire profondamente il suo fascino, perché se Dio si rivela all’uomo nel Cristo, è possibile all’uomo di giungere a vivere questa rivelazione perfetta se egli rimane in un perpetuo contatto con Dio attraverso quella rivelazione cosmica che mantiene l’anima attenta alla divina visione.
Avrei voluto dirvi qualcosa del mio viaggio. Invece vi ho scritto queste parole che mi condannano – ma in cui condannano anche ogni vostra evasione. Il nostro cammino ci porta al deserto.
Perdonatemi e pregate per me. Chiedete al Signore che ci attragga sempre più soltanto la sua voce che ci chiama a un cammino di silenzio, nella notte – che ci attrae nel deserto.
Nel deserto matura la futura salvezza del mondo – nel deserto si consuma la nostra unione con Dio.
Vi benedico con affetto tenerissimo.
martedì 25 agosto 2009
Ritorno alla Terra - pensieri di padre Divo Barsotti
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