lunedì 24 agosto 2009

traccia per l'incontro 2009

Prima di Natale, nel suo discorso alla curia romana, Benedetto XVI ha auspicato la nascita di una “ecologia dell'uomo” che si proponga di preservare l'umanità dall'autodistruzione. La distruzione verso la quale ci avviamo, l'abisso nel quale ogni giorno di più rischiamo di sprofondare, non è da intendersi solo come qualcosa di lontano ed esterno a noi, ma piuttosto viene da un nostro progressivo allontanarci da un ordine naturale che investe prima di tutto il nostro modo di vivere e di relazionarci. Il Papa si è soffermato soprattutto sul nuovo modo di intendere la sessualità, ma il discorso può e deve essere allargato ad ogni ambito antropologico.

Chi ha conosciuto padre Barsotti non può non essere stato affascinato dalla sua capacità di collegare ogni aspetto della realtà alla sua radice trascendente, e di legare tra loro aspetti apparentemente distanti con la profondità di una concezione olistica che tutto abbraccia in Dio. Nel paesaggio, nella storia, nell'arte, nelle relazioni umane come nella religiosità, possiamo scorgere dei legami che sono il riflesso di ciò che gli orientali chiamano le energie increate. Siamo, dunque, chiamati a scoprire i nessi che legano la nostra concezione del lavoro, della famiglia, del sesso o del denaro alla nostra vocazione monastica in un'ottica – appunto – ecologica. Come nella natura, seppur attraverso la lente deformante del peccato, possiamo scorgere i segni di un'armonia divina che dispiega attraverso forme ricorrenti e interrelate, così dobbiamo farlo per l'uomo e per i rapporti in cui è immerso.

Il Papa, sempre nella medisima occasione, ha parlato anche di “amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro” riferendosi ai frutti delle Giornate Mondiali della Gioventù, ma lo stesso potrebbe valere per i legami che si stabiliscono tra noi consacrati nella Comunità.

In questa prospettiva abbiamo deciso di collocare l'incontro “stili di vita” che si svolgerà dal 9 al 14 agosto alla Fornace: proponendo la famiglia, cellula embrionale di societas naturalis, quale modello di vita comune per tutti i rami della Comunità. Quale è il limite fino al quale ci si può spingere nella condivisione di vita tra consacrati? Il tema di una qualche forma di vita comune anche nei primi tre rami è stato più volte proposto nella vita della Comunità ma, pur facendo parte dei desideri di più di un consacrato, spesso rischia di rimanere al livello di aspirazione confusa.

Ci piacerebbe che potessero partecipare all'incontro consacrati di tutti i rami, per continuare ad incontrarci e confrontarci in spirito di semplicità e di comunione come abbiamo cercato di fare in questi anni.

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